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Silvestra Pittalis
Da Universo Femminile...
Mostra personale di pittura Silvestra Pittalis 20 Novembre 2004
NUORO – Galleria Comunale – ore 20:00
16 ottobre 2008
Oggi ho perso l’Amico più grande della mia vita e non ho parole...
Ricordi, frammenti, immagini...
........
Senso di inadeguatezza è la morte...
Addio Salvatore
… Presentazione della mostra a cura di : Salvatore Mereu
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
... Primo Levi, "Se questo è un uomo "
Chi è Silvestra? Che cosa sono questi quadri? Cosa documentano?
Silvestra ha voluto intitolare questa esposizione Universo femminile. La chiave di lettura sta proprio qui: Chi è la donna? Qual è la sua ricchezza, il suo proprium? Qual è il genio e il talento femminile ? Dove si esplica maggiormente? Insomma: Perché la donna? Qual è la sua stella polare, quale deve essere la direzione costante (uni-versus), permanente dello sguardo femminile?
In questa rassegna, la Donna e l’Artista tendono a non distinguersi: le opere mostrano quasi i fotogrammi di un diario intimo che registra aspetti e prospettive di un mondo fatto di sofferenza e morte, di amore e odio, di stenti e fatiche, di vendette e di lotte, di gioie strappate a forza dal tessuto di una dura quotidianità. Si tratta cioè della “radiografia pittorica” di un’anima che espone la fatica di un cammino percorso e non ancora giunto al termine, il travaglio – quasi un parto - di una ricerca di identità e di ruolo, non al di là e nonostante, ma proprio all’interno di crisi e fallimenti.
A trovare per primo ospitalità nella pittura di Silvestra non è il “bello”, ma il “vero”: la verità intima, personale, sofferta e irripetibile dell’Artista. La con-centrazione, la tensione unica dell’Artista è rivolta alla Donna:
- la donna Celeste, dai profumi della Primavera, straripante di vita ( evocativa di Botticelli)
- la donna Madre, (allusiva alle icone della Tenerezza della cristianità orientale);
- il gruppo di donne arcobaleno, dai colori della pace;
- la donna in solitudine - attraversata da una luminosità calda e avvolgente, ma nello stesso tempo dardeggiata dal fuoco della violenza - pronta a discendere i gradini di una scala che sprofonda nella terra;
- la donna madre-sposa, protettiva, (cfr Klimt) che è rifugio e calore, poesia e incanto;
- le donne dagli occhi chiusi, spenti che anelano a cantare la vita, a solcare altri orizzonti ammantati di sole, costrette invece ad una vita crepuscolare al lume di candela;
- il volto di donne ectoplasmatiche – forse, il quadro più significativo della rassegna - che fluttuano in un universo instabile, liquido amniotico e che richiedono un approdo;
- la donna vestita di Sole, inondata di luce dorata: un inno alla gioia e alla vita;
- le donne sanguigne, piene di vita, ma murate nella loro solitudine, incapaci di accedere al futuro;
- la donna verde ansiosa di danzare la vita, insofferente di stare alla finestra;
- la donna rossa, carnea al centro di severi tagli e incroci;
- volti, o piuttosto maschere di donna, che scrutano un mondo sconnesso solcato da scosse e convulsioni telluriche, un mondo inospitale e inadatto al germogliare e al permanere della vita, un mondo aperto solo a barlumi e frammenti di esistenza;
- la donna quale albero della vita che non trova d’intorno un giardino, ma un deserto di alberi spogli e di foglie cadute;
- la donna, spezzata e scheggiata, immersa in monti e vulcani esalanti volute di morte.
C’è, insomma, una caratterizzazione di visi e corpi estraniati, un contesto urbano e ambientale, talvolta, da day- after…
Figure isolate, visi contorti che si avvitano in spirali ellittiche ed enigmatiche in bilico tra l’essere e lo sprofondare, alla ricerca di valori profondi, in cui campeggiano floridi ed esuberanti torsi femminili - quasi archetipi di divinità protosarde e mediterranee - che anelano ad un equilibrio e una riconciliazione con la Terra, anch’essa figura al femminile - quale Madre Moglie, Sposa e Compagna - dispensatrice di vita, che il nostro mondo ha calpestato o scacciato dalla mente e dal cuore. Silvestra ci trasporta in una dimensione diversa da quella che ci è abituale: in un mondo, certo, tutto interiore, ma non intimista… In Lei c’è anche – velata, sottintesa di sicuro, ma evidente - la rabbia, l’indignazione, la denuncia …
[Ci ritornerò sopra tra poco…]
Non bisogna, d’altra parte, pretendere di dividere la sua opera in modo rigido in base a soggetti quotidiani o insoliti, realistici o immaginari, inanimati o animati…
Il volto, le sembianze, le maschere, il violino, la chitarra, il ventre, il seno, il bambino, le finestre, le catene, i mobili, i monti, le spirali e le decorazioni, gli alberi e i fiori sono infatti un continuum che non ammette linee di demarcazione rigorose.
Insomma, è il Mistero della Vita che Silvestra ci mostra. Perché questo Mistero - di cui la donna è, ad un tempo, la massima espressione e il centro, il culmine e la fonte - non può essere rappresentato dal realismo fotografico, dal raffigurare il mondo così com’è…
Il Mistero esige ed impone lo stupore e la meraviglia, il sogno e il vaneggiamento, il delirio e il miraggio… non il linguaggio freddo o i tratti profani dell’abilità tecnica e accademica.
Per gridare che il re è nudo – cioè, per urlare che il nostro mondo ha dimenticato la dimensione del Mistero e della Donna icona del Mistero della Vita - occorre avere occhi innocenti, pieni di stupore e all’occorrenza, di disincanto e di ribellione, se la donna è negata nel suo specifico, originario ed esclusivo statuto …
Gli occhi di Silvestra… che trasferisce nei suoi quadri un riflesso del mistero delle persone… il Mistero che pervade ogni volto. Silvestra appunto coltiva e ama la Religione del Volto, sempre in primo piano e non sullo sfondo…
Fattezze umane di dolore e desiderio, solitudine e amarezza, dolcezza e libertà in una totale assenza di paesaggi, se non appena evocati da qualche oggetto.
Forse, nei quadri di Silvestra c’è anche la protesta e la rivolta contro un certo, cosiddetto, matriarcato barbaricino che – secondo certe analisi – è debitore di morte più che di vita… Sicuramente, è la denuncia contro un’abdicazione della donna a trasmettere e farsi testimone di vita, comunque; a dispetto di qualsiasi interferenza, manipolazione o aggressione maschilista.
Sta qui, probabilmente, uno dei motivi per cui Silvestra ama, ogni tanto, apporre ai suoi dipinti delle scritte o vergare degli appunti e dei versi… È la parola-figura o l’immagine-scritta come ulteriore sottolineatura e messaggio di denuncia e proposta. È la rivolta contro la donna-oggetto, la donna “misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in schiavitù” .
Questa Mostra è la descrizione di un percorso umano e spirituale, di una ricerca e - alle volte, specie nelle ultime opere - anche di un approdo… comunque, di una ansia esistenziale che ricerca sempre nuovi equilibri e bilanciamenti…
“Cerco un centro di gravità permanente…” cantava qualche anno fa un cantautore… “Voglio esistere nella verità più profonda…Con le albe e le aurore”… gli risponde in contro-canto la Nostra Artista.
E cos’è questa “verità profonda”, capace di colorare le stagioni dell’esistenza, se non la consapevolezza di essere un Mistero e un Mistero di vita? La dignità della donna sta nel suo specifico e inedito genio e talento fatto di Dono e Bellezza - affettiva, culturale e spirituale - con immense ricadute personali e illimitate incidenze sociali.
Davanti a queste opere, noi tutti siamo spettatori, ma spettatori implicati che, certamente, possono, e devono, trovare consonanze e corrispondenze, discordanze e divergenze… in ogni modo, le tele di Silvestra richiedono da noi non un occhio distratto, ma un cuore nobile. Ne sono convinto, l’animo di chi guarderà queste pitture rimarrà scosso: si penetrerà nel tessuto non lieve dell’universo femminile restituendoci sorpresa e trasalimento, improvvisi intenerimenti o bruschi risvegli, comunque… stupore e meraviglia.
Qualcuno può preferire artisti più… realisti, ma è difficile sfuggire alla suggestione e alla provocazione di un’Artista che, anche nel nome, Silvestra, ha un profumo di muschio e di bosco, un sapore di libertà spontanea e indomita.
...
Sono tuo figlio
in terra e cammino a fatica.
Tu mi hai riempito le mani
di colori, di pennelli
e non so come dipingerti.
Bisogna dipingere la terra, il cielo, il mio cuore,
la città in fuoco, le genti che fuggono
i miei occhi in lacrime dove bisogna fuggire, verso chi volare.
…
Marc Chagall
Le lacrime sono la vera traccia sottocutanea della pittura di Silvestra…
Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità, tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.
Salvatore Mereu

Prefazione a cura di Valeria Di Vincenzo per la raccolta di poesie “Se.... per un attimo” di Silvestra Pittalis
“Che fatica aver scritto tutto quello che ho scritto”. I testi che leggo sembrano stare a fatica sul bianco della pagina e richiamare invece ad altro che sta fuori i margini del foglio, al di là del verso che spesso lascia nei puntini di sospensione questo “non detto”. Forse vogliono indicare proprio questo: il più è rimasto celato, nascosto sotto la pelle, come una sofferenza che non si può comunicare. Parlo di sofferenza perché è la sensazione che emerge maggiormente da queste pagine, non dico di poesia ma di silenzio.
La sofferenza che viene dal contrasto tra limite e infinito, tra eternità e tempo, tra vissuto e desiderato. Questi appaiono i poli di attrazione dei versi che cedono a tratti a qualche ritmazione più musicale ma il più delle volte sono impregnati e imbevuti da una prosa-monologo a denti stretti, quasi forzata espressa nel cuore della notte col timore di disturbare qualcuno e col bisogno che qualcuno si accorga di questa veglia febbrile. “Una veglia durata una vita ad aspettarne un’altra”. L’attesa è sofferta quanto più è incerta la realizzazione di ciò che sarà, e di ciò che si vorrebbe realizzato.
Ogni parola così è un grido, offeso e riottoso indomabile, ma un grido che si soffoca dentro. A volte pare voglia scusarsi anzi lo fa anche di non riuscire a venir fuori così com’è nella sua autenticità nella sua completezza, in ciò che ha di più profondo in se stessa. A volte non si cura né di chi ascolta né di chi manca. Un tu c’è sempre in ogni caso e oscilla vertiginosamente tra una realtà materiale e un essere spirituale, non meno personale.
La lotta si combina all’interno delle viscere, noi non ne vediamo che i segni labili sullo scritto della pagina, e ancor di più sulla pelle quasi ferita da tagli sanguinanti “piccole croci” che segnano e individuano la realtà dell’anima che parla. Le parole dell’anima potrebbero essere più leggere e invece sono filtrate dal corpo dai ricordi in particolare dalle sensazioni anche, e a volte, in modo più leggero, dai sogni e dalle attese per un domani che si registra nei tempi dei verbi al futuro e nei desideri espressi quasi più ingenuamente con una fede profonda nella pace che il cuore potrà infine “sopportare” se avrà resistito abbastanza. Ma da dove nasce questo sfacelo? Questo tormento? È probabile che non lo sappia nemmeno l’autrice o in modo disincantato voglia sorvolare, quasi sia destino un’esistenza sofferta e sofferente. L’origine e gli interrogativi che sudi essa ci si pone hanno tuttavia un’invadenza efficace quando si accostano alla fine. Infatti, qui come in altre dicotomie gli opposti si equivalgono. Così se ... per un attimo”, come cita il titolo stesso della raccolta “lasciassimo spazio alla speranza che colui che ama ha già la risposta”. Si comprende che solo questo conta: qualcuno sa.
E questo qualcuno non è una volontà malevola o distruttiva, non porta tensioni nichiliste le conosciute e destabilizzanti opposizioni del vuoto e dell’angoscia, ma l’amore, Stiamo parlando di un sentimento esistenziale certamente, e non di un amore da romanzi rosa un amore produttivo e fecondo anche questo, ma che soprattutto si volge all’essenza creatrice perché, infatti, dà la speranza d’avere un nome scritto su una pietra bianca, d’origine biblica, che significa conoscenza profonda di due esseri a livello personale, che si amano, si contemplano l’uno nello sguardo dell’altro, legati dall’inscindibile e libero legame dell’amore, Avere un nome significa essere.
Ed essere per qualcuno. Cioè avere senso. Perché è chiaro che qui emerge, suo malgrado1 la consapevolezza che la vita, di là da qualsiasi ragionamento, oltre ogni ragionamento, dentro ogni ragionamento, è una realtà preziosa e indicativa, fondata su stabilità, ragionevolezza, volontà e amore, C’è in più la vita di chi è sfuggito sia alle certezze o alle fragili risposte che ai dubbi e alla negazione di qualsiasi verità la vita di chi l’ha rifiutata, e quella di chi non ha potuto godere, non nato eppure già nato, da sempre. Infatti, chi ha ricevuto il nome che significa essere stato chiamato personalmente alla presenza di Chi solo può dare la vita, perché è la vita, non si perde in nessun caso, Appartiene ad Esso e ha la sua pienezza di vita in Dio, lì Tu più reale è forse proprio Lui. Altri si alternano a volte nell’illusione di poter parlare in profondità con altri fuori di sé... ma il dialogo pare avere un compimento solo quando si rivolge a Dio. Purtroppo si ha sempre la sensazione in altri casi, che la voce parli per se stessa e che non speri ascolto, Né forse lo desideri, C’è forse un amaro amore per il dolore, concepito quasi come consistenza della propria realtà, ma che, tuttavia, alla luce della fede, è rivestito d’altri significati che come ho già notato, non possono essere in alcun modo volti al dolore in sé né tanto meno al male. I ritmi di questi testi sono raramente versi musicali o raddensati in metafore ma restano più spesso legati al monologo interiore, trascinato nella fatica della comunicazione verbale, quasi fosse più naturale un’altra forma di dialogo per la comprensione e soprattutto per la manifestazione di ciò che si è.
Basta notare, in questa edizione che ho davanti, che lo stesso brano può essere riscritto più volte in varianti differenti solo nella “impaginazione” e che tuttavia rendono irriconoscibile a prima vista il testo. Così abbiamo una poesia e più poesie, o meglio un parlare che può diventare poesia se solo si pausa con diversa intensità il respiro e la posizione degli “a capo”. A me questa stranezza stilistica, magari determinata solo dall’incertezza su quale forma risulti la più adatta al brano scritto, mi rivela in profondità qualcosa d’altro, che certo può essere solo un’immaginazione ma che può anche essere uno stile originale e senza uguali..
Ripetere lo stesso grido la stessa parola lo stesso articolarsi di suoni in modo ogni volta diverso, passando da prosa a poesia e da poesia a prosa, da dialogo a monologo, da canto a lamento, può ridefinire e reinventare sempre la realtà di ciò che viene espresso e quindi di ciò che ci si sente d’essere. Similmente, credo a quando si sta cercando di accordare uno strumento e si producono suoni, “stecche”, ma anche melodie che solo alcune orecchie possono ritenere tali e che in ogni caso l’orecchio di chi accorda modula in tentativi molteplici fino a trovare il proprio timbro, il più congeniale a sé almeno che distingue da ogni altro.
Una ricerca d’identità anche questa dunque, fatta passare attraverso le varianti della forma, Perché anche in questo caso si può ipotizzare che forma e sostanza si equivalgano, compenetrati come sono nell’unica realtà dell’essere che ci ha chiamati all’esistenza. Insomma Silvestra scrive e tace allo stesso tempo comunica e non dice, spera e dispera a volte con un canto, a volte con il silenzio dei puntini di sospensione....Anche questi poesia.
Silvestra Pittalis Persona e Arte…
Due lame parallele…Svettanti e protese come guglie al cielo
al contempo affilatrici una dell’altra…
La continua ricerca…
La tensione mirata al raggiungimento…
Al riconoscimento ed affermazione della propria identità…
Processo costante che raggiunge l’acme nella dimensione spirituale e sociale
del proprio credo…
La nudità psicologica...
Un cammino frammisto…
Irti sentieri e dolci pendii…
Che vede sempre e comunque le orme sul tracciato…
Adele Igli Brasca ( Roma)
Silvestra Pittalis, l’Artista.
Donna e artista dalla personalità complessa,
estroversa ed introversa allo stesso tempo,
dotata di grande umanità,
è riuscita a trasferire nei suoi quadri il proprio vissuto ma,
anche a trasmettere e suscitare,
nell’osservatore attento,
una serie di emozioni che, se “liberate”,
trovano nelle opere di Silvestra,
la propria storia intrisa di momenti tristi ma anche felici.
Nel dare ai suoi quadri luminosità, forma, colore,
in contrasti di luci e ombre a volte molto marcati
a volte decisamente tenui, ha liberato la sua anima,
ma si è messa in gioco, si è messa in discussione,
come sempre.
Ciò che vedo è coraggio,
comunque una grossa spinta verso la VITA,
una ricerca di ciò che è positivo,
una rivisitazione dei valori dettata da una necessità interiore
che nasce dal desiderio di voler essere….
Non sempre la vita vera è questa ma Silvestra scommette….
con sé stessa e col mondo.
Lei vede e dipinge la “NATURA INTERIORE”
in tutto il suo splendore,
se pure con tutte le contraddizioni,
sempre e comunque una NATURA VIVA.
Rina Latu
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